
LUCE
Prima o poi Ariel sapeva che sarebbe dovuta tornare a casa. Prese le chiavi dalla borsa e le infilò nella serratura, la porta si aprì lentamente.
C'era una strana luce nel salotto, una nebbia sottile di pulviscolo dorato, come se quella casa fosse disabitata da anni. In realtà era passato poco più di un mese. Era maggiorenne e si sarebbe presa le sue responsabilità. Non poteva più fuggire.
Avrebbe raccolto le sue cose e si sarebbe cercata una sistemazione altrove, appena avrebbe potuto. Troppi ricordi affollavano le pareti di quella casa e per lei era giunto il momento di cambiare vita.
Lesse quella lettera milioni di volte, senza mai riuscire a capire il gesto tanto disperato del padre; forse, se un giorno avesse trovato l'amore della sua vita, anche lei avrebbe potuto capire quanto potere può esercitare il sentimento più forte di tutti, quello che ci condiziona più della gravità stessa, le diceva sempre Paul.
Altro mistero: di chi diavolo poteva mai essere il numero che il padre le aveva lasciato? Di parenti non se ne vedeva l'ombra da una vita per cui era impossibile.
“Cinque.. quattro.. due, nove.. tre... uno...” chissà chi avrebbe risposto, Ariel era un po' agitata e pigiò i tasti del telefono molto lentamente, quasi avesse paura che qualcosa di strano sarebbe successo. Al terzo squillo qualcuno alzò il ricevitore e parlò, prima che Ariel potesse avere il tempo di far vibrare le corde vocali.
“Pronto Ariel?? Sei tu?” disse una voce femminile dall'altra parte della linea.
“... ehm... mi può dire Lei chi è e perché ho il suo numero?” come si permetteva quell'estranea di osare tanta confidenza nei suoi confronti?
“Calmati Ariel... sono settimane che aspetto una tua chiamata. Mi chiamo Angela, non mi conosci ma sono qui per aiutarti, ero un'amica di tuo padre.” disse in tono rassicurante.
“Mio padre non aveva amiche.. non mi ha mai parlato di lei!” ora l'agitazione aveva lasciato posto all'ira.
“Ci conoscevamo da poco, lui aveva salvato la vita di mia figlia qualche mese fa.” la sua voce era calda e gentile.
“Capisco, allora vi siete conosciuti in ospedale.. cosa vuole da me? Perché mio padre voleva che le parlassi?” la curiosità prese il sopravvento.
“Direi che è il caso di parlarne di persona” disse Angela in tono fermo.
“Mi dica ora e luogo”
“Se vuoi.. posso passare io tra mezzora a casa tua”
“Perfetto”.
Ariel riagganciò mentre sentiva il cuore scoppiarle in petto. Quella donna aveva detto che voleva aiutarla, ma lei non aveva bisogno di essere aiutata. Era semplicemente una ragazza rimasta orfana e che avrebbe affrontato la vita in un modo o nell'altro. Certo, il dolore che provava ogni giorno le spaccava la testa in mille pezzi, ma non per questo avrebbe compiuto gesti disperati. Ariel sapeva che, più di ogni altra cosa, il desiderio di suo padre era quello di vederla felice e soprattutto in vita. Migliaia di persone ogni giorno riuscivano a sopportare il dolore della perdita di un genitore, e lei non sarebbe stata da meno, avrebbe dimostrato la sua forza.
Ora come ora non aveva sogni nel cassetto, né ambizioni particolari. A dire il vero non ci aveva mai pensato veramente, nemmeno quelle volte in cui ne aveva parlato con Paul, quando le chiedeva che cosa desiderasse fare nella vita. Aveva appena terminato il liceo, si sarebbe trovata un lavoro e avrebbe continuato la sua vita nel modo più normale possibile.
Mezz'ora dopo qualcuno bussò alla porta di casa. Ariel sentiva le mani fredde e sudate, lo stomaco si era irrigidito e la pressione stava aumentando.
Lesse quella lettera milioni di volte, senza mai riuscire a capire il gesto tanto disperato del padre; forse, se un giorno avesse trovato l'amore della sua vita, anche lei avrebbe potuto capire quanto potere può esercitare il sentimento più forte di tutti, quello che ci condiziona più della gravità stessa, le diceva sempre Paul.
Altro mistero: di chi diavolo poteva mai essere il numero che il padre le aveva lasciato? Di parenti non se ne vedeva l'ombra da una vita per cui era impossibile.
“Cinque.. quattro.. due, nove.. tre... uno...” chissà chi avrebbe risposto, Ariel era un po' agitata e pigiò i tasti del telefono molto lentamente, quasi avesse paura che qualcosa di strano sarebbe successo. Al terzo squillo qualcuno alzò il ricevitore e parlò, prima che Ariel potesse avere il tempo di far vibrare le corde vocali.
“Pronto Ariel?? Sei tu?” disse una voce femminile dall'altra parte della linea.
“... ehm... mi può dire Lei chi è e perché ho il suo numero?” come si permetteva quell'estranea di osare tanta confidenza nei suoi confronti?
“Calmati Ariel... sono settimane che aspetto una tua chiamata. Mi chiamo Angela, non mi conosci ma sono qui per aiutarti, ero un'amica di tuo padre.” disse in tono rassicurante.
“Mio padre non aveva amiche.. non mi ha mai parlato di lei!” ora l'agitazione aveva lasciato posto all'ira.
“Ci conoscevamo da poco, lui aveva salvato la vita di mia figlia qualche mese fa.” la sua voce era calda e gentile.
“Capisco, allora vi siete conosciuti in ospedale.. cosa vuole da me? Perché mio padre voleva che le parlassi?” la curiosità prese il sopravvento.
“Direi che è il caso di parlarne di persona” disse Angela in tono fermo.
“Mi dica ora e luogo”
“Se vuoi.. posso passare io tra mezzora a casa tua”
“Perfetto”.
Ariel riagganciò mentre sentiva il cuore scoppiarle in petto. Quella donna aveva detto che voleva aiutarla, ma lei non aveva bisogno di essere aiutata. Era semplicemente una ragazza rimasta orfana e che avrebbe affrontato la vita in un modo o nell'altro. Certo, il dolore che provava ogni giorno le spaccava la testa in mille pezzi, ma non per questo avrebbe compiuto gesti disperati. Ariel sapeva che, più di ogni altra cosa, il desiderio di suo padre era quello di vederla felice e soprattutto in vita. Migliaia di persone ogni giorno riuscivano a sopportare il dolore della perdita di un genitore, e lei non sarebbe stata da meno, avrebbe dimostrato la sua forza.
Ora come ora non aveva sogni nel cassetto, né ambizioni particolari. A dire il vero non ci aveva mai pensato veramente, nemmeno quelle volte in cui ne aveva parlato con Paul, quando le chiedeva che cosa desiderasse fare nella vita. Aveva appena terminato il liceo, si sarebbe trovata un lavoro e avrebbe continuato la sua vita nel modo più normale possibile.
Mezz'ora dopo qualcuno bussò alla porta di casa. Ariel sentiva le mani fredde e sudate, lo stomaco si era irrigidito e la pressione stava aumentando.
Fece un respiro profondo e andò ad aprire.
Angela era una donna molto bella e col profumo più dolce che lei avesse mai sentito. Portava i capelli lunghi e sciolti sulle spalle, le labbra erano accarezzate da un rossetto delicato e gli occhi erano risaltati da una sottile linea nera che ne marcava le ciglia superiori. Ariel ne fu abbagliata.
“Ciao... scusami se ti piombo in casa così, ma era qualche settimana che aspettavo di parlarti”. La sua voce di persona era ancora meglio, una melodiosa combinazione di toni brillanti e acuti.
“Ehm, figurati, entra pure” disse Ariel un po' distrattamente, ma non per scortesia, bensì per la sorpresa di trovarsi di fronte ad una donna tanto gentile, come nessuna era mai stata con lei. Era evidente che quella signora fosse madre, lo si capiva dal comportamento materno che dimostrava nei confronti di Ariel in ogni parola e in ciascun piccolo gesto.
Angela era una donna molto bella e col profumo più dolce che lei avesse mai sentito. Portava i capelli lunghi e sciolti sulle spalle, le labbra erano accarezzate da un rossetto delicato e gli occhi erano risaltati da una sottile linea nera che ne marcava le ciglia superiori. Ariel ne fu abbagliata.
“Ciao... scusami se ti piombo in casa così, ma era qualche settimana che aspettavo di parlarti”. La sua voce di persona era ancora meglio, una melodiosa combinazione di toni brillanti e acuti.
“Ehm, figurati, entra pure” disse Ariel un po' distrattamente, ma non per scortesia, bensì per la sorpresa di trovarsi di fronte ad una donna tanto gentile, come nessuna era mai stata con lei. Era evidente che quella signora fosse madre, lo si capiva dal comportamento materno che dimostrava nei confronti di Ariel in ogni parola e in ciascun piccolo gesto.
Si accomodarono in salotto.
“Allora, sicuramente ti starai chiedendo chi sono di preciso e perché sono qui da te..”.
“Si effettivamente un po' curiosa lo sono” disse Ariel in tono sarcastico.
“Come ti ho detto per telefono ho conosciuto tuo padre perché era il medico che ha curato mia figlia.. da una brutta broncopolmonite; così tra un discorso e l'altro abbiamo fatto qualche chiacchierata e lui mi ha parlato spesso di te. Era molto preoccupato Ariel, mi diceva che voleva vederti vivere a pieno la vita... che non desideravi mai nulla in particolare... e mi aveva anche detto che mi avrebbe contattata per darti una mano... per cercare di togliere quella corazza di paura e timidezza che secondo lui sembra avvolgerti da sempre..”
“Ma come si permette?? lei nemmeno mi conosce! Come può dirmi questo?! Mio padre non ha mai accennato di averla conosciuta...” Ariel non riusciva a trattenere le lacrime dal nervoso.
“Se lui ti ha lasciato il mio numero, non puoi fare altro che credermi” disse Angela in tono deciso.
Aveva ragione. Paul le aveva espressamente chiesto di chiamare quella donna.. e se l'aveva fatto un motivo ci doveva pur essere.
“Ora ascoltami ti prego... io non sapevo che tuo padre volesse farla finita.. prima di morire mi ha scritto un biglietto... mi ha pregata di aiutarti in qualche modo e io ho promesso a lui e a me stessa che lo farò. C'è una cosa in particolare che Paul mi ha detto quando era ancora in vita... e cioè che ti sentiva spesso cantare, vero Ariel?”. La sorpresa le fece strabuzzare gli occhi.
“Può essere.. ma io.. ehm veramente lo faccio così ogni tanto, senza pensarci” Ariel era confusa.
“Bé Paul mi diceva che in realtà ti piaceva molto, perché ti ascoltava spesso cantare mentre eri in camera tua, e mi aveva anche detto che hai una delle voci più belle che avesse mai sentito... Vedi lui voleva che tu avessi una passione che ti aiutasse ad aprirti alla vita...”. A queste parole Ariel scoppiò a piangere, non aveva mai detto al padre quanto le piacesse cantare, eppure lui l'aveva capito lo stesso e aveva anche raccontato ad una perfetta estranea quanto adorava ascoltare la voce della figlia. Angela posò una mano sulla sua spalla, era calda e delicata.
“Io amo la musica, ma non credo proprio che faccia per me... insomma, secondo me lei sta correndo un po' troppo con la fantasia” disse Ariel mentre si asciugava le lacrime.
“Dammi del tu cara.. comunque può essere un punto di partenza per te, possiamo fare qualche lezione, vedere se ti piace, se ti fa stare bene e poi mi dirai tu se vuoi continuare. Vedi Ariel, la musica è qualcosa che ci aiuta ad esprimere quello che teniamo gelosamente nascosto nell'anima, e per chi è timido e chiuso come te è particolarmente indicato il canto... perché può davvero aiutarti a liberare e a percepire meglio le tue emozioni. Io credo che ti farebbe bene.. e visto che Paul mi ha chiesto di provarci io un tentativo lo farei se fossi in te..”.
“Ma tu saresti tipo un'insegnante?” chiese infine Ariel. Forse aveva intuito ciò che il padre desiderasse per lei. Angela non era una psicologa pazza che cercava di intrappolarla in noiose e interminabili sedute psicanalitiche, lei era un'artista. Sentiva che in qualche modo poteva fidarsi.
“Senza il 'tipo' Ariel, io sono una maestra di canto e pianoforte.. e mi piacerebbe che tu partecipassi alle mie lezioni.. sono sicura che le cose per te cambierebbero parecchio se riuscissi ad aprire il tuo cuore, e la musica è la via migliore da seguire per farlo.”
Il cuore di Ariel era ancora chiuso, ma batteva più forte di quanto non avesse mai fatto prima. Qualcosa, era certo, stava per cambiare.. forse una svolta nella sua vita che le avrebbe fatto vedere il mondo con occhi totalmente diversi.
“Allora, sicuramente ti starai chiedendo chi sono di preciso e perché sono qui da te..”.
“Si effettivamente un po' curiosa lo sono” disse Ariel in tono sarcastico.
“Come ti ho detto per telefono ho conosciuto tuo padre perché era il medico che ha curato mia figlia.. da una brutta broncopolmonite; così tra un discorso e l'altro abbiamo fatto qualche chiacchierata e lui mi ha parlato spesso di te. Era molto preoccupato Ariel, mi diceva che voleva vederti vivere a pieno la vita... che non desideravi mai nulla in particolare... e mi aveva anche detto che mi avrebbe contattata per darti una mano... per cercare di togliere quella corazza di paura e timidezza che secondo lui sembra avvolgerti da sempre..”
“Ma come si permette?? lei nemmeno mi conosce! Come può dirmi questo?! Mio padre non ha mai accennato di averla conosciuta...” Ariel non riusciva a trattenere le lacrime dal nervoso.
“Se lui ti ha lasciato il mio numero, non puoi fare altro che credermi” disse Angela in tono deciso.
Aveva ragione. Paul le aveva espressamente chiesto di chiamare quella donna.. e se l'aveva fatto un motivo ci doveva pur essere.
“Ora ascoltami ti prego... io non sapevo che tuo padre volesse farla finita.. prima di morire mi ha scritto un biglietto... mi ha pregata di aiutarti in qualche modo e io ho promesso a lui e a me stessa che lo farò. C'è una cosa in particolare che Paul mi ha detto quando era ancora in vita... e cioè che ti sentiva spesso cantare, vero Ariel?”. La sorpresa le fece strabuzzare gli occhi.
“Può essere.. ma io.. ehm veramente lo faccio così ogni tanto, senza pensarci” Ariel era confusa.
“Bé Paul mi diceva che in realtà ti piaceva molto, perché ti ascoltava spesso cantare mentre eri in camera tua, e mi aveva anche detto che hai una delle voci più belle che avesse mai sentito... Vedi lui voleva che tu avessi una passione che ti aiutasse ad aprirti alla vita...”. A queste parole Ariel scoppiò a piangere, non aveva mai detto al padre quanto le piacesse cantare, eppure lui l'aveva capito lo stesso e aveva anche raccontato ad una perfetta estranea quanto adorava ascoltare la voce della figlia. Angela posò una mano sulla sua spalla, era calda e delicata.
“Io amo la musica, ma non credo proprio che faccia per me... insomma, secondo me lei sta correndo un po' troppo con la fantasia” disse Ariel mentre si asciugava le lacrime.
“Dammi del tu cara.. comunque può essere un punto di partenza per te, possiamo fare qualche lezione, vedere se ti piace, se ti fa stare bene e poi mi dirai tu se vuoi continuare. Vedi Ariel, la musica è qualcosa che ci aiuta ad esprimere quello che teniamo gelosamente nascosto nell'anima, e per chi è timido e chiuso come te è particolarmente indicato il canto... perché può davvero aiutarti a liberare e a percepire meglio le tue emozioni. Io credo che ti farebbe bene.. e visto che Paul mi ha chiesto di provarci io un tentativo lo farei se fossi in te..”.
“Ma tu saresti tipo un'insegnante?” chiese infine Ariel. Forse aveva intuito ciò che il padre desiderasse per lei. Angela non era una psicologa pazza che cercava di intrappolarla in noiose e interminabili sedute psicanalitiche, lei era un'artista. Sentiva che in qualche modo poteva fidarsi.
“Senza il 'tipo' Ariel, io sono una maestra di canto e pianoforte.. e mi piacerebbe che tu partecipassi alle mie lezioni.. sono sicura che le cose per te cambierebbero parecchio se riuscissi ad aprire il tuo cuore, e la musica è la via migliore da seguire per farlo.”
Il cuore di Ariel era ancora chiuso, ma batteva più forte di quanto non avesse mai fatto prima. Qualcosa, era certo, stava per cambiare.. forse una svolta nella sua vita che le avrebbe fatto vedere il mondo con occhi totalmente diversi.
TO BE CONTINUED...



9 commenti:
evabbè... però io aspettavo il medico... che so... una specie di Gabriel... pazienza... conoscerà un pianista....
Aspetto impaziente la prox puntata...
è mi dispiace spero di non aver deluso troppo! ;) medico era già il padre... Angela sarà una figura importante per Ariel.. soprattutto per il fatto che lei non ha mai conosciuto la madre... diciamo che non sarà la medicina ad aiutarla ma la musica... :)
scherzavo ovviamente... sarebbe stato un Harmony con il giovane medico Gabriel G.... :)
ah ah è vero non ci avevo pensato! XD comunque grazie ancora per i commenti... :) voi lettori mi aiutate a migliorare!
Brava Ariel! La tua insegnante di canto dev'essere proprio una persona dolce :)
:D eh eh grazie.. ;)
maledetto Gigi, mi hai tolto le parole di bocca! ;-)
E.
Ahahah esattamente. Gia dalla prima parte ho pensato che Ariel ti rispiecchiasse Giulia, mi piace questo racconto! :D
grazie mille ragazzi!!! :D effettivamente per questo racconto ho preso spunto da molte emozioni che io stessa ho sentito... ;)
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